MOBILITÀ ELETTRICA

Perché promuoviamo la mobilità elettrica

Una circolo virtuoso, un passaggio quasi obbligato, che non può più attendere. Il rapporto infatti sviscera in maniera oggettiva tutti i benefici che la transizione ad una mobilità elettrica e a basse emissioni porterebbe al nostro Paese. Prima di tutto economica: il graduale passaggio a veicoli a batteria porterebbe ad un taglio delle importazioni di petrolio, con un risparmio cumulato di circa 21 miliardi di euro entro il 2030 e di 377 miliardi di euro entro il 2050. “Oggi il settore petrolifero impiega solamente 3,5 persone, mentre i settori dell’elettricità e dell’idrogeno porterebbero ad un’intensità di lavoro quasi 5 volte superiore”, spiega Veronica Aneris, della federazione europea Transport & Environment. Secondo il rapporto la riduzione delle importazioni porterà alla creazione di 19.225 nuovi posti di lavoro nel 2030 e più di 50.000 nel 2050. “Oggi diamo lavoro a persone impiegate nel settore petrolifero lontane dal nostro Paese. Con la transizione elettrica lo scenario cambierebbe a favore dell’Italia e dell’Europa”, sottolinea Aneris.

 

Un modo questo per rilanciare l’industria italiana, storicamente innovatrice nel settore automobilistico, ma che oggi sta subendo il gap. “L’industria italiana rischia di essere il grande assente, nonostante moltissime aziende siano già pronte e in grado di lavorare nella mobilità elettrica”, dice Pietro Menga, presidente di della Cives (Commissione italiana veicoli elettrici stradali). “Non possiamo permetterci di perdere questo treno”.

 

 

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